venerdì, 02 maggio 2008, ore 12:50

Ho deciso. Aggiornerò la mia carta d’identità. Stato civile: Stagista.

Mercoledì prossimo cambio azienda. Un’altra multinazionale. Un altro settore. Sempre lo stesso stage. Non è perché ci sono affezionata. È perché trovi soltanto quello. Se ti va bene. Un giorno ho ricevuto una telefonata da parte di un’azienda. Mi offrivano un contratto a tempo determinato di un anno. Nel mio settore. Mi hanno chiesto se ero interessata a fissare un colloquio. Certo che lo ero. Improvvisamente tutto mi sembrava più bello. Durante la stessa telefonato mi hanno detto: “Scusi, un dettaglio. Dal suo curriculum non si capisce se attualmente ha un contratto o uno stage”. Ho riflettuto trenta secondi con il dilemma “mentire o dire la verità? Dire la verità o mentire. Questo è proprio un problema”. Ho pronunciato la parola stage a malincuore dopodiché hanno risposto che mi avrebbero richiamata per fissare questo benedetto colloquio. Non l’hanno più fatto. Ho richiamato io e mi sono sentita dire che “non c’era la necessità di fare un colloquio. Avevano visto persone maggiormente idonee”.

 

Stagista. Ho ingrandito il mio bagaglio di conoscenze a riguardo. Ho scoperto tanti piccoli aspetti che prima ignoravo:

 

1. Se sei stagista non sei precaria. Per la precisione ti trovi in un gradino ancora inferiore alla precarietà. Nonostante la precarietà sia vista come un male, lo stage viene visto con occhi diversi, come la manna dal cielo che l’azienda ti offre per poter imparare nella pratica il lavoro che svolgerai in futuro. Devi soltanto ringraziare l’impresa che ti offre questa opportunità unica, che si sacrifica per farti imparare alcune volte senza costi altre volte con una cifra forfetaria (magari facendo arrivare qualche rotolo di carta igienica in meno nei bagni aziendali). Ti devi inchinare a quest’opportunità.

 

2. La tua condizione di stagista ti obbliga ad obbedire ai principi fondamentali “se qualcuno del Team sbaglia l’errore è tuo a priori, se svolgi un tuo lavoro egregiamente il merito è di quelli del Team”. È una clausola implicita. Ma c’è. Ti accompagna tutti i giorni di duro lavoro. E ad un certo pure ci rinunci pure. Tanto sai che non ti assumeranno mai ed allora diventi altruista. Se si sentono così realizzati a darti la colpa, perché non contribuire alla loro realizzazione?

 

3. una stagista vale meno di zero. Lo pensano i tuoi colleghi di lavoro che ti guardano con commiserazione. Ne sono convinti i pezzi grossi della tua azienda che non ti guardano proprio, anzi ti disprezzano. Ne hanno un’idea anche le persone del mondo reale. Quando ti chiamano ed hanno bisogno di comunicati stampa o altre informazioni, tu chiedi di mandarti una mail, loro tutti felici dicono “sì sì a che indirizzo”, tu con una punta di vergogna dichiari la tua condizione di stagista perché pure nella mail c’è scritto, loro immancabilmente ribattono con un “non mi può mettere in contatto con qualcuno di più competente”. E allora ci rimani male. E nello stesso tempo rispondi che se vogliono ricevere le informazioni devono scrivere a me, nel caso in cui desiderano non ricevere niente allora posso fornire mille altri indirizzi mail nome.cognome. ok mi dicono. A malincuore. Una volta stanca di sentirmi dare dell’incompetente solo perché sono stagista ho rinunciato ed ho dato l’indirizzo mail della mia responsabile. Il giorno dopo mi rigira la mail con la nota “Chiara, cara puoi occupartene tu?”. No comment.

 

4. la stagista ha il compito prioritario di fare tutti quei lavori che gli altri non hanno voglia di fare. Nei ritagli di tempo libero invece puoi svolgere ciò per cui ha studiato milioni di anni. Sono soddisfazioni. Specialmente come quando (ricollegandoci al punto 2) sei soddisfatta di quello che hai fatto ma sarà la tua responsabile a prendersi i meriti. E magari tutto ciò succede (ricollegandoci al punto successivo) a seguito di una tua giornata lavorativa di circa 12 ore. Non pagate è ovvio. Per la gloria è ancora più scontato.

 

5. Quando firmi quel simbolico pezzo di carta che tutti si vergognano a definire contratto, quelli delle risorse umane ti dicono che essendo stagista non hai un obbligo specifico di otto ore al giorno. Strada facendo ho scoperto che l’obbligo specifico è quello di superare le otto ore al giorno. Altrimenti sei una scansafatiche, senza voglia di lavorare, una “ah questi giovani di oggi”. e tu ti senti in colpa. Tutti i giorni dici sempre la stessa frase alla tua responsabile “se per te va bene io vado”. Capisco che per lei non va bene ogni volta che mi dice “sì sì vai ma prima fai questo questo e quest’altro”. E allora dove cazzo vai? Nel tuo ufficio. E non ti schiodi da lì. Mentre la tua responsabile se ne va tranquillamente a casa. E allora mandi tutto a cagare. Ultimamente ho imparato a fregarmene. Credo di essere stata sfruttata abbastanza come stagista. Una volta ero uscita prima perché avevo un colloquio. Il giorno successivo la mia responsabile mi ha detto “Chiara, dovresti darmi il tuo numero di cellulare così se ho bisogno ti chiamo”. “Sì te lo darò” le ho risposto. Col cavolo ho aggiunto nella mia testolina.

 

6. quando comunichi alla tua responsabile che hai trovato un altro posto di stagista devi sentirti in colpa. In colpa perché la lasci nella cacca. Perché la costringi a riprendersi in mano tutto ciò che aveva delegato a te. Lei vorrebbe ucciderti ma non lo fa. Anzi, continua senza sosta la sua pratica di delegazione e ti fa chiamare l’Ufficio del Personale per chiedere come si deve comportare e cosa deve fare per richiedere un’altra stagista. ti fa chiamare non so chi per chiedere di far lasciare il computer. Quei non so chi ti dicono che lei dovrebbe compilare un modulo presente nel suo sistema informativo. Così Lei ti dice di andare nel suo computer e di compilare quel modulo per lei. Allora a quel punto le dici “no, mi spiace ma non saprei neanche dove guardare”. Così ci rinuncia. E dopo qualche ora scopri che ha delegato la cosa ad un’altra persona. Farlo sarebbe troppo complicato.

 

7. Lo stagismo diventa uno stato dell’anima. Devi avere le spalle forti e tanta tanta autostima altrimenti ne esci frustrata. Soprattutto da un’impresa come quella in cui sono stata. Dove la competizione è a mille, i ritmi di lavoro assurdi per alcuni e nulli per altri. Dove la gente è profondamente classista. E tu? Tu sei stagista. La gente vuole approfittarne ma quando serve fai intendere che è meglio per loro non esagerare perché tu hai la certezza che dopo pochi mesi cambi, loro rimangono. E allora delegare troppo non conviene.

 

Come ogni stagista che si rispetti quest’esperienza mi ha fatto imparare milioni di cose: aspetti importanti del lavoro che forse un giorno potrò svolgere, ho imparato a non fidarmi di nessuno, ad aiutare e nello stesso tempo a mettere le giuste barriere, a dire “no” alcune volte. Perché sarai anche Stagista, ma non sei cretina. Questo le persone non lo capiscono.

 

E ora si ricomincia

lakiki
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Commenti
#1   08 Maggio 2008 - 09:29
 
Ciao Chiara,
ho parlato di questo post nel mio blog, se hai qualcosa da aggiungere o da controbattere qui sei la benvenuta.
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#2   08 Maggio 2008 - 22:18
 
Come ti capisco...ho vissuto le STESSE IDENTICHE COSE...per fortuna adesso faccio uno stage dove mi trattano come merito ;-)
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#3   09 Maggio 2008 - 12:34
 
Aiuto...!
Il mese prossimo mi laureo e dopo...il dramma!
Che amarezza.
Io credo che il problema più grave del Paese stia proprio nella mancanza di fiducia e di speranza dei giovani.
Ci trattano come fossimo meno di zero...nonostante, volenti o nolenti, sia solo da noi che dipendono le sorti e il futuro dell' Italia.

simone
ilcomunicatore
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#4   09 Maggio 2008 - 13:43
 
@simone: un grande in bocca al lupo per la laurea. Per il lavoro credo che non bisogna mai perdere di vista il proprio obiettivo e continuare a perseverare chissà che nel frattempo cambi qualcosa in questo sistema malato.

@Evilari: Spero capiti anche a me!Possibilmente non un altro stage :)

@Stakastagista: nei momenti un pò così sei sempre confortante!
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